
Walt Kovalski è un operaio della catena di montaggio Ford, ormai in pensione. Abita solo nella sua casa nella periferia del Michighan, da poco rimasto vedovo, con la sola compagnia del suo Labrador Retriever, Sally. Il signor Kovalski ha un carattere pessimo. Scostante, razzista, burbero, asociale. Ha una famiglia che tutto sommato non merita. Due figli ormai adulti e con prole, totalmente disinteressati a comprenderlo sul serio e per di più ottusi. Il signor Kovalski chiama gli asiatici "musi gialli", sputa a terra quando ne parla, di certo non li sopporta e non sopporta che il suo quartiere sia finito ormai in mano agli immigrati coreani. Lui li ha sempre odiati. O almeno cosi pare. Reduce della guerra di Corea e americano dalla nascita, questo è tutto quello che sembra del signor Kovalski. Un uomo solo. Un uomo che soffre per il suo passato, e per un conflitto irrisolto. La sua vita cambierà. Lo stesso giorno dei funerali della sua amata moglie, si trasferiscono nella casa accanto alla sua, una nuova famiglia di immigrati Hmong, una etnia dell'indocina, trapiantata negli Stati Uniti a causa della guerra in Vietnam. Con la trama mi fermo qui. Volutamente non dico di più. Gran Torino è un film meraviglioso. Come non ne vedevo da tempo. Inutile soffermarsi sulle singole qualità. Che ne dica Sergio Leone, Clint Eastwood è più espressivo che mai. Una sola occhiata dell'arcigno Kovalski e ci accorgiamo di avere di fronte un personaggio complesso, straordinariamente caratterizzato. La regia è sublime, semplicemente. La Trama straordinaria. Gran Torino è un film che parla di amicizia. Quella vera. L'amicizia che può nascere al di là delle barriere sociali, culturali o semplicemente pregiudiziali. E' il racconto di un uomo solo, che nell'amicizia troverà il modo di potersi anche riscattare dal passato. Gran Torino è uno dei film che fanno la storia del cinema. Non potete perderlo, sarebbe un delitto.
Consigliato a chiunque.

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